DIALOGHI CON LEUCò, Cesare Pavese

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Opera composta tra il 1945 e il 1947 (anno della pubblicazione), i Dialoghi con Leucò sono una raccolta di ventisei racconti in forma dialogica tra personaggi provenienti principalmente dalla mitologia greca, di cui anche il titolo è sintomatico: la Leucò citata (e che ritornerà più volte tra i personaggi di diversi dialoghi) è Leucotea, la “dea bianca”, nata dalla morte di Ino. Il mito, nell'ideologia pavesiana (come del resto nella mentalità popolare in generale), appartiene all'umanità in maniera estremamente profonda, in quanto in esso coesistono dimensioni di varia natura, dall'antropologica alla psicanalitica, ed è attraverso il mito che viene spiegata gran parte della storia dell'uomo., e perché il mito è «nello stesso tempo, qualcosa di necessario e di impossibile. Necessario perché è la sostanza stessa della nostra vita, che non è mai vita naturale e immediata ma sempre implica investimento di senso e quantomeno superstizione, se non religione» ( introd. Di Sergio Givone, p. V).

Nei ventisei dialoghi, che spesso vedono come protagonisti anche eroi greci, si trattano argomenti di varia natura: la rassegnazione a un destino inevitabile, la necessità del dolore e l'irrevocabilità della morte. L'infanzia come stagione della vita fatta di eterno. Caratteristici sono due dialoghi, tra i tanti: L'inconsolabile e L'isola.

Il primo vede protagonisti Orfeo e Bacca. Il tracio Orfeo, cantore, avendo la possibilità di riportare alla vita dal regno dei morti la moglie Euridice, a patto che non la guardi, non mantiene la promessa e, all'ultimo, si volta a guardarla: «Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. (...)Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch'è stato sarà ancora. (…) Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena rivivere ancora? (…) L'Euridice che ho pianto è una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore.». (pp. 77, C. Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi 2000)

Il secondo ha protagonisti Odisseo e Calipso, dea dalla quale l'eroe di Itaca si fermò per nove anni lungo il viaggio di ritorno nella sua patria. È un dialogo incentrato sull'accettazione di un “orizzonte”, del proprio destino. Due posizioni opposte: Calipso, da una parte, cerca di convincere Odisseo ad accettare la sua isola e a deporre le speranze di trovare ciò che lui ha nel cuore; l'eroe, dal canto suo, sa bene che ciò che cerca lo ha nel cuore. Non può accettare l'istante per diventare immortale e non pensare più al suo futuro, come gli chiede Calipso. Deve rincorrere la sua isola, intesa in senso fisico e in senso sentimentale.

 

Pavese riesce perfettamente a racchiudere, in quest'opera, un'analisi dell'animo umano molto forte, oltre a scavare nella profondità della mente umana attraverso un uso sapiente del mito greco, riletto in prospettive sempre attuali.