Soul Kitchen

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Siamo nella periferia di Amburgo, Zinos è un giovane con un ristorante con pochi clienti e ancora meno piatti nel menù. Un giorno, nonostante i debiti, assume un cuoco bravo e un po’ matto che, con le sue pietanze raffinate, riesce a riempire il locale e a dare a Zinos un’altra chance. Soul Kitchen non è un film di cui svelare troppo, pena la perdita di alcuni momenti comici. A ben pensarci, non è neppure un film di cui scrivere troppo, perché, per quanto di male vi vogliano trovare i critici, è un film leggero, divertente, che non lascia certo molti spunti per riflessioni sonnacchiose. Eppure, è un film da vedere, non banale, che ha vinto il Leone d’Argento all’ultimo festival di Venezia, confermando l’abilità di un regista, Faith Akin, che ai premi è piuttosto abituato. Il suo primo lungometraggio, Kurz und Schmerzlos (1998), vinse il Leopardo di Bronzo al festival di Locarno e il Pierrot come miglior giovane regista al Bayerische Filmpreis di Monaco, La sposa turca (2004) l’Orso d'Oro al Festival di Berlino e l’European Film Awards come miglior film europeo, ed infine Ai confini del paradiso (2006) ha ricevuto la Palma d’oro per la sceneggiatura a Cannes. Qualcuno potrebbe contestare all’autore l’eccessiva ‘furbizia’ di proporre una commedia digeribile al grande pubblico, l’ambientazione di un racconto ai margini di una società multiculturale senza conferirgli una intrinseca problematicità, uno spessore drammatico. Chissà, forse è proprio il passo successivo dell’integrazione. Magari possiamo goderci le avventure di un ragazzo greco e della sua taverna in Germania e considerare questo un Heimat-film[1]. Magari, vita degli immigrati di seconda generazione è molto, molto difficile, ma non sempre è una tragedia.

Titolo originale: Soul Kitchen

Lingua originale: tedesco

Paese: Germania

Anno: 2009

Regia: Faith Akin

Genere: Commedia

Durata: 99’

Interpreti: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck



[1] Letteralmente, «film della patria», un genere cinematografico tedesco degli anni cinquanta (dal tedesco die Heimat = patria, paese natio). Afferma lo stesso cineasta: «E' una storia che parla di casa, intesa come luogo della famiglia e degli amici avevo voglia di realizzare un film sul concetto di casa, non come luogo definito da una nazionalità tedesca o turca che sia, non come un luogo geografico, ma come condizione esistenziale e come stato mentale».