La caccia al lavoro e la caccia all’uomo Reportage di Valentina Vannucci
Hanno nomi strani. Alcuni familiari e rassicuranti, altri sinceramente impronunciabili. Altri ancora rimandano a note marche di orologi (ma le omonimie sono soltanto apparenti). Si chiamano X, XX, XXX. Sono pseudonimi di copertura, li scorgi tra gli asettici annunci delle offerte di lavoro.
Nella lunga scia della polemica scatenata dalla recente proposta avanzata dal ministro Brunetta, relativa all’elargizione di 500 euro mensili ad ogni bamboccione che accarezza l’idea di abbandonare la dimora di patria potestà – a scapito, evidentemente, dello stesso ‘potestà’, visto che i fondi sarebbero sottratti alle pensioni – (si veda il quotidiano La Repubblica, I bamboccioni a Brunetta: tutela e lavoro, 500 euro al mese non bastano, di Valentina Arcovio, ma anche, sullo stesso tema, la lucida analisi dell’articolo “Bamboccioni” per forza o per amore? recentemente pubblicato da Coraggio Italia), c’è qualcosa che ancora non è stato detto. È l’altra faccia della crisi, la deformazione assurda di un sistema che ha reso l’istruzione accessibile e meritocratica, e allo stesso ha tempo blindato la maggior parte degli sbocchi occupazionali in modo oligarchico e nepotistico. Tra le pieghe di questo paradosso del XXI secolo, una nutrita tribù in cerca di impiego tenta di ritagliarsi un proprio modus vivendi in mezzo alla giungla di proposte del web e delle pubblicazioni tradizionali, ignorando la trappola in agguato. Giovani laureati, speranzosi di promettenti assunzioni in ‘agenzie pubblicitarie in espansione’, specializzati precari, già rassegnati a riciclarvi in vicini ‘centri commerciali’ di prossima apertura, dottori di ricerca, pronti ad offrire le vostre competenze ad una ‘azienda leader del settore’, state molto attenti. Potreste essere oggetto e non soggetto della caccia.
Si è diffusa l’abitudine di proporre un colloquio a chiunque telefoni, prima ancora di aver visto il suo curriculum vitae. Le segretarie, frettolose, sono indaffarate a fissare un appuntamento dietro l’altro e non rivelano nulla che già l’annuncio già non menzioni: “si cercano varie figure professionali per ristrutturazione aziendale/apertura nuove filiali”. Certi script si spingono ad enumerare il numero delle persone da assumere: due per il magazzino, due per l’amministrazione, una per la segreteria/reception/front office. Queste posizioni, tuttavia, sono solo paraventi. Sono a caccia di disoccupati per far cacciare loro gli occupati. Trasformano la caccia al lavoro in una caccia all’uomo.
Esistono varie tipologie venatorie, e tutte violente e mendaci. Nel primo caso, si spara nel mucchio, e l’inganno viene rivelato al colloquio. Qui la persona che ha risposto all’annuncio viene finalmente informata che gli impieghi strutturati, in realtà, sono specchietti per le allodole. Se l’aspirante è di genere maschile, non può candidarsi per la segreteria, se è di genere femminile, non per il magazzino (l’eventuale posizione amministrativa si scioglie come neve al sole). In ogni caso, se si desidera fare carriera c’è una soluzione più interessante. Vendere certi robot aspirapolvere per sei mesi potrebbe rivelarsi una grande opportunità. E’ curioso osservare che, malgrado non sia chiarissimo il legame tra questa proposta e la presentazione dell’azienda nell’inserzione (‘ditta elettrofarmaceutica/import-export’), verrebbe quasi da dichiararla onesta, se non fosse per il fatto che a telefono i responsabili giurano sul loro onore di non cercare venditori.
Tipologia di caccia numero due (il ‘safari urbano’). Ci vogliono almeno due battute per scoprire l’inganno e, se non si è selezionati dopo il primo appuntamento, è persino possibile rammaricarsi per non essere stati scelti. Si impone dunque la necessità di rassicurare queste persone: hanno perso soltanto un rapimento, un’umiliazione, una scarpinata successiva all’eventuale fuga. In questo genere di appostamento, spesso risulta convocato alla stessa ora più di un aspirante, in modo da stimolare la competizione e prendere di mira immediatamente il più aggressivo e/o ambizioso. La verità, tuttavia, non emerge al colloquio. Qui il candidato è stordito dalla sirena di un venditore travestito da esaminatore, che parla per una buona mezzora senza che si capisca minimamente di cosa si occupi la sua compagnia. L’interlocutore è infatti congedato prima che possa accennare troppe domande: se l’incontro andato bene (i criteri per stabilirlo rimangono oscuri, vista la sua natura di monologo), la persona sarà contattata per una giornata di prova o di ‘osservazione’. E, purtroppo, qualche volta accade.
Sarà chiesto alla preda di presentarsi un certo giorno, puntuale, in un ufficio, vestita da ufficio, per un lavoro da ufficio. A questo punto, è invitata a salire in una macchina, che la trasporta da un’altra parte della città o addirittura della regione. Solo allora può scoprire che il lavoro consiste nel proporre, porta a porta, le promozioni di note aziende di telefonia, ed anzi in pratica lo sta già facendo con il solo gesto di seguire (esterrefatta) i colleghi. E’ il momento in cui dovrebbe trasformarsi in predatore: se per caso non se la sentisse, può solo scappare (un’operazione che potrebbe non essere così semplice, implicando l’utilizzo di mezzi di fortuna ed un discreto dispendio di tempo ed energie per tornare al luogo dell’appuntamento).
Infine, la tipologia numero tre: una caccia lunga e sofisticata. La verità non si rivela né al primo né al secondo incontro, ma dopo circa una settimana dall’inizio del lavoro. In questa modalità di frodo (o ‘frode’) al disoccupato, il campanello d’allarme è la richiesta di due giorni di formazione il cui costo è a carico dell’aspirante. Ciononostante, questa è generalmente così specifica rispetto alla posizione ricercata che generalmente i candidati la accettano, rassicurati soprattutto dal nome della grande multinazionale che sta per accoglierli. Cari i miei architetti, non state andando a lavorare come i grafici, ed è inutile che conosciate personalmente anche qualcuno dei dipendenti della società di arredamento in questione, fidandovi di loro. Trattasi, in realtà, di lavoro di vendita e reperimento di nominativi nel raggio delle conoscenze parentali.
Un bracconaggio per vendere cose, contratti, identità. Come se il tempo dei giovani, spesso di altissime competenze, fosse una risorsa inesauribile ed insignificante. La domanda è: ma non dovrebbero essere perseguibili gli annunci mendaci?



