A Serious Man - Essere Umani è Una Cosa Seria
Scritto da Serena Reverberi

Mensch è la parola Yiddish che identifica l’essere uomo, l’uomo retto, l’uomo serio e sensato. La via che conduce all’essere un mensch è fatta di altruismo e senso di giustizia, è un cammino impegnativo che porta l’uomo alla rettitudine. Ma se qualcuno se ne approfittasse?
Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg) è un professore di fisica precario, in attesa di riconferma. La sua famiglia è una famiglia apparentemente normale, una famiglia ebrea appartenente alla classe media, residente nel centro del Minnesota e nel pieno degli anni sessanta.
È proprio in questo tipo di ambiente che si incontrano le storie più interessanti, ed è proprio qui che Joel ed Ethan Coen collocano la loro cinica riflessione sull’uomo, tra serietà e seriosità. L’intreccio è ben costruito grazie all’abilità registica che contraddistingue i fratelli Coen, anche sceneggiatori e produttori del film.
La vicenda si apre con un antefatto, ambientato in Polonia dove si assiste ad una scena paradossale, anticipatrice dell’atmosfera parabolistica e dell’ambientazione Yiddish propria di A serious man, in quella che alcuni hanno visto come una trasposizione della vita di Abramo, abbandonato e sottoposto da Dio a continue prove per attestare la sua fede.
Il film ha in sé diversi percorsi narrativi con significati e messaggi diversi tra loro, legati ai personaggi che compongono questo intreccio. Il figlio Danny (Aaron Wolf) frequenta la scuola ebraica e alterna i dischi dei Jefferson Airplane ai canti del Bar mitzvah, uccidendo la noia fumando canne nei bagni della scuola (ebraica), considerando il padre come una fonte di denaro.
La figlia Sarah (Jessica McManus) passa il tempo a lavarsi i capelli, nell’attesa di potersi rifare il naso. La moglie Judith (Sari Lennick) vuole un divorzio consensuale per potersi risposare nella fede con l’amico di famiglia Sy Ableman (Fred Melamed). Larry viene così abbandonato e cacciato di casa, con il benestare della comunità, per poi trovarsi, in seguito alla morte di Sy, a pagare il funerale dell’amante della moglie. Il fratello Arthur (Richard Kind) afflitto da problemi mentali, cerca di elaborare una teoria per il calcolo probabilistico dormendo sul divano e litigandosi il bagno con la nipote. Sono molti i personaggi che compaiono nel film e tutti hanno la particolarità di gravare sul senso di responsabilità e correttezza di Larry senza curarsi dei suoi sentimenti, della sua dignità o della sua salute. Degno di nota lo studente coreano che prima tenta di corrompere il professore e poi minaccia di denunciarlo per diffamazione. Ogni personaggio è alla fine una faccia diversa dello stesso personaggio (anche Larry fuma marijuana, anche Larry studia e dimostra i teoremi fisici, anche Larry sogna un’altra donna), simbolicamente questo Serious Man racchiude in sé le sfaccettature che compongono la realtà, in cui il suo stesso dramma prende forma e non trova soluzione.
La richiesta / mancanza di senso è il leitmotiv costante che percorre il susseguirsi delle scene e si insinua nella mente dello spettatore (perché questo “uomo serio” subisce questo tipo di avversità?) Il protagonista non reagisce, cerca di accontentare tutti, nella convinzione dell’esistenza di una ragione per cui la sua vita stia andando a rotoli. Nel pieno della frustrazione cerca aiuto nella fede, spinto dagli stessi personaggi che abusano di lui, Larry si rivolge al rabbino capo della sua comunità. Anche questa sarà una sconfitta, in quanto non riuscirà mai a parlare con questo stimato sacerdote (cosa che riuscirà invece al figlio, strafatto di marijuana), bensì, si incontra con i rabbini sostituiti assolutamente inutili nel proporre soluzioni adeguate a risolvere i problemi del protagonista.
L’importanza dei rabbini non è comunque da sottovalutare, gli incontri scandiscono lo scorrere del film, come una sorta di suddivisione in capitoli, e danno un’interpretazione graduale della religiosità e della comprensione della realtà. Si passa da un semplice ed entusiasta realismo, ad una improbabile e metafisica ricerca di senso inarrivabile, per finire con un silenzio, ovvero con l’impossibilità nel comunicare il senso ultimo di questa esistenza, al di fuori dell’esistenza stessa.
Quello che i registi sembrano suggerirci è un richiamo più forte alla realtà. La struttura stessa della realtà è svelata da quel lampo di luce che sui titoli di testa introduce Larry, una radiografia. La stessa imprevedibile realtà ha l’andamento e la forza dirompente dell’uragano che travolge il film sui titoli di coda. È la stessa realtà multiforme che sorprende e sospende la narrazione, nell’immobilità dei personaggi impegnati nel trovare le chiavi per rifugiarsi in cantina o metaforicamente nel cercare altri sensi, complicandosi la vita o complicandola agli altri. È facile arrivare alla conclusione più cinica (ma non unica) di tutto questo: l’unica certezza in questa vita incerta è la fine, che può arrivare in qualsiasi momento. I Coen riportano così tutti alla realtà calando un sipario scuro su personaggi e spettatori, entrambi spiazzati dal finale.
Il tornado travolge e lascia aperta l’interpretazione di questa storia dove si pongono domande, ma non si forniscono risposte. L’intero lavoro è così un grandioso elogio dell’indeterminatezza, propria della vita, a cui un mensch deve far fronte. Non a caso è il protagonista, in una scena del film ad illustrare il principio di indeterminazione di Heisenberg. Proprio Larry ha in sé la chiave di lettura per svelare il senso di questa realtà. Senza rendersene conto possiede e allo stesso tempo ignora, la risposta che va cercando. È proprio questo uomo serio a non prendere sul serio la sua stessa verità, troppo realisticamente umana.



